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Musei digitali in Italia ai tempi del Covid

Musei digitali in Italia
ai tempi del Covid

A che punto è la svolta digitale nei musei in Italia? Com’è intervenuto il Covid-19 nel ripensamento della fruizione dei beni culturali? Uno sguardo alle pratiche online durante il lockdown, spinta propulsiva per definire nuovi paradigmi digitali per la cultura.

L’offerta museale in Italia prima del covid-19
Alla fine del 2019, pochi mesi prima del lockdown, il rapporto Istat “L’Italia dei Musei” segnalava il trend in crescita di visite del pubblico onsite ma ancora un insufficiente impiego del digitale.

Ecco i numeri in estrema sintesi. Teniamo presente che si riferiscono al 2018 e che nel 2019 c’è stato evidentemente un aumento generalizzato del digitale:

  • in Italia ci sono 4.908 musei in totale con una prevalenza di gallerie o raccolte di collezioni (3.882) a cui si aggiungono 630 complessi monumentali, 327 aree e parchi archeologici e 69 strutture ecomuseali
  • in un comune italiano su tre (2.311) è presente almeno una struttura a carattere museale, in media ogni 50 km
  • dal 2006 al 2018 il pubblico è aumentato del 32% (una media di 2,5 milioni di visitatori l’anno)
  • il 10% delle strutture espositive ha digitalizzato il proprio patrimonio
    meno del 50% dei musei usa tecnologie interattive onsite
  • il 51,1% delle strutture ha un sito web dedicato e il 53,4% ha un account social come Facebook, Instagram, Twitter
  • il 14% delle strutture prevede l’acquisto di biglietti online
    un museo su dieci (9,9%) offre la possibilità di tour virtuali


Le pratiche digitali durante il lockdown

Quando l’Italia si è fermata per il lockdown, con l’hashtag #laculturanonsiferma le strutture museali hanno iniziato a utilizzare sito e canali social non più alle dipendenze della visita onsite. Il digitale è diventato veicolo autonomo di contenuti culturali. Il dato che emerge è che nel periodo da dicembre 2019 a aprile 2020 il numero di post delle strutture museali è quasi o più che raddoppiato su tutti i canali social.

Alcuni esempi?

C’è chi ha predisposto tour virtuali all’interno delle proprie collezioni, come gli Uffizi che hanno contato più di 3,8 milioni di visualizzazioni delle loro 21 mostre virtuali (ipervisioni). Chi ha spostato online le proprie mostre temporanee chiuse bruscamente, per esempio le Scuderie del Quirinale con la mostra su Raffaello. Chi ha concepito mostre direttamente online sfruttando la piattaforme internazionale Google Arts & Culture.

C’è chi ha condiviso quotidianamente contenuti prodotti ad hoc, anche coinvolgendo artisti, per raccontare collezioni e archivi, per esempio l’iniziativa 2 minuti di Mambo del Museo d’Arte Moderna di Bologna.

Chi, come la Peggy Guggenheim Collection, ha organizzato art quiz, chi call e challenge con gli utenti. Chi ha realizzato dirette e visite dei musei in diretta (per esempio: le Passeggiate del direttore del Museo Egizio di Torino) e chi ha fornito laboratori di didattica online con una vera logica palinsestuale.

Chi ancora, come Palazzo Ducale di Genova o il Piccolo teatro di Milano, ha utilizzato Teams per mettersi in dialogo diretto con le scuole (Progetto Musei Aperti promosso da Microsoft e il Politecnico).

Tali pratiche, monitorate dall’Osservatorio Innovazione digitale nei beni e nelle attività culturali del Politecnico di Milano, che ha condotto uno studio su un campione di oltre 400 strutture, sono state distinte sulla base dell’approccio divulgativo o interattivo, e del coinvolgimento in diretta o asincrono del pubblico. L’esperienza messa in campo ha determinato un cambio di passo nella svolta digitale.

Musei digitali alla riapertura
Il 18 maggio scorso i Musei hanno riaperto le porte. La data è coincisa con la Giornata Internazionale dei Musei, in occasione della quale Unesco e Icom, il principale network dei musei in Italia, hanno presentato un dato allarmante: il 13% dei musei potrebbe non essere più in grado di riaprire.

Se da una parte in Italia si stanno affermando nuove tecnologie (si pensi al binomio arte e realtà aumentata di cui abbiamo parlato in questo articolo) e sebbene siano state messe in atto misure politiche e finanziarie come il Fondo Cultura., dall’altra è evidente che il settore museale, fortemente impattato dall’emergenza sanitaria, è chiamato a un ripensamento strutturale del proprio modello di business.

Il digitale non consente solo di dematerializzare la vendita dei biglietti, ma è propulsore per generare nuovi modelli di ricavi online (sviluppo di contenuti on demand, vendita di immagini, merchandising online) e riconcepire l’esperienza dei visitatori attraverso la raccolta e l’analisi dei dati e l’integrazione tra dimensione onsite e online.

In conclusione il digitale è il perno attraverso cui far ruotare, grazie a piani strategici di innovazione dedicata e figure professionali attualmente in numero insufficiente, la nuova proposta di valore, riprogettare modelli produttivi, forme organizzative, modalità di fruizione.

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Blockchain e tokenizzazione: chiunque può comprare la gioconda

blockchain e tokenizzazione:
chiunque può comprare la gioconda

Chiunque potrebbe comprare la Gioconda? La risposta è ‘Sì’.

Per comprendere questa affermazione è necessario fare un passo indietro ed introdurre i concetti di ‘blockchain’ e ‘token’.

La blockchain è una struttura di dati organizzata in blocchi concatenati di transazioni. In modo più semplice, può essere considerata come un registro digitale di tutte le transazioni eseguite e condivise tra i partecipanti, con delle dinamiche in grado di garantire la certezza e la verificabilità di ogni singola transazione avvenuta. Ad esempio, chiunque voglia reperire un’informazione affidabile relativa ad una transazione avvenuta tra i partecipanti può accedere a questo registro digitale, così da verificare le caratteristiche dell’informazione stessa.

Un concetto strettamente legato alla blockchain è quello di ‘token’. I token sono rappresentazioni digitali di qualsiasi bene e di ampie categorie di diritti; in particolare, i token permettono di trasferire non solo il valore di un determinato sottostante, bensì anche i diritti sottesi ad esso. Ad esempio, possiamo immaginare che un token rappresentativo del 10% di una collezione di opere d’arte non ne rappresenti solo il 10% del suo valore economico, bensì anche la possibilità di prendere parte alle decisioni relative alla collezione stessa.

Nonostante il concetto di ‘token’ esistesse ben prima della nascita della tecnologia blockchain – basti pensare al ‘token’ come oggetto in grado di rappresentare una qualsiasi forma di valore economico, ad esempio le fiches del casinò – diventa ora interessante analizzarlo congiuntamente alle dinamiche proprie di questa tecnologia.
I token possono essere emessi mediante l’utilizzo di ‘smart contract’, programmi trascritti ed eseguiti su blockchain; questi programmi possono fungere da accordo digitale, permettendo a due parti di assumere impegni attraverso la blockchain.
Nell’esempio della collezione d’arte, si può immaginare che il token rappresentativo del 10% della collezione venga emesso qualora l’acquirente corrisponda 15.000€ al soggetto offrente il 10% della collezione stessa.

Il processo appena descritto, in cui il valore e i diritti sottesi ad un bene reale vengono incorporati e rappresentati da un token digitale, prende il nome di tokenizzazione.
Potenzialmente, è possibile tokenizzare qualsiasi bene (materiale o immateriale, pubblico o privato, esistente o ancora da realizzare) rendendolo acquistabile – anche se solo in parte – da chiunque.

Pensiamo ad esempio al “Meules” di Monet, venduto nel maggio del 2019 all’asta di Sotheby’s per oltre 100 milioni di euro; in questo caso, se l’opera fosse stata interamente tokenizzata e fossero stati emessi 100 milioni di token del valore di un euro l’uno, ognuno di noi avrebbe potuto acquistare un ‘pezzo’ di Monet al costo di un caffè. Poiché i token incorporano anche i diritti sottesi al bene tokenizzato, è possibile immaginare che i proprietari dei singoli token avrebbero ricevuto anche parte dei guadagni derivanti dall’esposizione dell’opera stessa, essendone di fatto i proprietari.

Inoltre, è fondamentale considerare la semplicità con cui i token possono circolare, potendoli trasferire dal portafoglio digitale (‘wallet’) di una persona a quello di un’altra, oppure scambiandoli all’interno di appositi mercati digitali. La circolazione di questi token permessa dai protocolli blockchain, consente di evitare quasi totalmente le dinamiche di contraffazione o di truffa, mettendo a disposizione un registro digitale non manipolabile in grado di garantire la certezza e la verificabilità di ogni singola informazione e transazione avvenuta.

Pertanto, oltre a fornire vantaggi in termini di trasparenza, certezza e verificabilità del dato – di fondamentale importanza nel mercato dell’arte al fine di garantire anche la provenienza delle opere d’arte, vista l’elevata percentuale di opere false – la tecnologia blockchain fornisce anche la possibilità di possedere opere d’arte tra le più famose al mondo, beneficiare dei potenziali guadagni derivanti da esse e poter liquidare l’investimento in qualsiasi momento.

In quest’ottica, oltre ai vantaggi tipicamente attribuiti alla tecnologia blockchain in termini di sicurezza ed affidabilità, si aggiunge l’opportunità di fornire un alter ego digitale al valore ed ai diritti dei beni reali. In questo modo, la tokenizzazione ci permette potenzialmente di diventare proprietari di almeno una parte di qualsiasi bene reale immaginabile.
Così, diventa molto semplice comprendere come ognuno di noi potrebbe comprare la Gioconda, almeno in parte.

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Mercato dell’arte: un ossimoro solo apparente

mercato dell'arte:
un ossimoro solo apparente

Siamo abituati a pensare all’arte come ad un espressione del sé. L’arte e i beni da collezione sono anche oggetto di un vasto mercato, che continua a crescere, pur rimanendo limiti delle abitudini, dei modelli e delle infrastrutture consolidate. Abbiamo cercato di inquadrarlo meglio, evidenziando una serie di tendenze e di opportunità di innovazione.

 

Mercato dell’arte: ancora in crescita e sottostimato

Gli scambi di beni artistici hanno raggiunto nel 2018 i 67,4 miliardi di dollari, segnando un +6% sul 2017, secondo uno studio di Claire McAndrew, fondatrice di Arts Economics. Un aumento mostrato anche nel volume delle vendite d’arte globali che hanno raggiunto circa 40 milioni di transazioni nel 2018, rispetto ai 39 milioni dell’anno precedente. Sul podio il Nord America, con l’Europa al secondo posto. Come osserva l’Art Basel Institute, questo porta il mercato al secondo livello più alto in 10 anni, con valori in aumento del 9% rispetto a decennio dal 2008 al 2018. Un mercato ben più ampio però se si considerano anche gli altri beni da collezione, i cosiddetti passion assets (antichità, orologi, gioielli, vini da collezione, fotografia e design). O contenuti artistici quali video installazioni, cortometraggi, pubblicazioni, colonne sonore, cartoni, illustrazioni, mini-film, persino corsi di formazione non tracciati dai report ufficiali. Oppure il folto sottobosco di opere emergenti e sconosciute al di fuori delle grandi firme battute sul mercato delle aste.

Freni e opportunità

Il mercato dell’arte – che come si è visto ha un perimetro molto mobile e diversamente definito a seconda delle fonti – potrebbe volare molto più in alto, se solo osasse farlo. È un’arena caratterizzata da scarsa trasparenza, mancanza di standard per la determinazione di confini e prezzi, legislazioni non armonizzate a livello internazionale, forte frammentazione, asimmetrie informative e, drammaticamente, limitati investimenti in innovazione tecnologica. Per questi stessi motivi, le opportunità di crescita sono consistenti. Ecco alcuni trend che denotano un certo fermento.

Vendite on line in crescita

Una quadro davvero interessante, ritratto da Statista, riguarda la parte on line delle vendite di opere d’arte.

  • Le vendite d’arte online globali nel 2019 sono in aumento del 4% rispetto all’anno precedente
  • Si prevede che le vendite d’arte online aumenteranno fino a un totale di 9,32 miliardi di dollari USA entro il 2024
  • Il 29% degli intervistati ha dichiarato che preferiscono comprare arte online in 2019
  • L’80% delle transazioni avviene da desktop

Online, largo ai giovani
Il futuro proiettato dai dati di The Art Basel and UBS Global Art Market Report caratterizza le vendite on line in modo ancora più puntuale mettendo il luce i nuovi comportamenti degli acquirenti di nuova generazione.

  • Sulla base di un’indagine su cinque mercati nazionali nel 2018, il 93% dei collezionisti Millennial High Net Worth (HNW) ha riferito di aver acquistato opere d’arte o oggetti da una piattaforma online, rispetto alla maggior parte dei baby boomers che non avevano mai acquistato arte online prima.
  • Stando ad una recente ricerca di Deloitte su Art Finance il 23% dei millennials che acquistano opere d’arte online non hanno mai acquistato opere d’arte in luoghi fisici, come fiere o gallerie d’arte.

Nuovo spazio alle piattaforme specializzate
Il comportamento degli acquirenti on line porta a supporre che le piattaforme di vendita online possano ricoprire, nei prossimi anni, un ruolo importante nell’educazione delle nuove generazioni e nella loro introduzione al collezionismo d’arte. Soprattutto, se rese più solide da meccanismi certi di autenticazione delle opere e certificazione delle transazioni, anche grazie a tecnologie blockchain, ancora lontane dalla fase di maturità. E se orientate a dare agli artisti, soprattutto emergenti, strumenti innovativi di esposizione delle proprie opere.

L’arte come investimento
Sempre nel report Deloitte 8 su 10 operatori di settore dichiarano che i propri clienti comprano arte per passione verso il collezionismo ma anche come forma di investimento. Quasi 7 su 10 dei collezionisti confermano questo approccio, che Deloitte classifica come definitivamente consolidato. La crescita dell’attenzione al valore finanziario dell’acquisto di opere d’arte porta con sé, come trend a lungo termine, anche una sempre più stretta interconnessione tra arte e gestione patrimoniale. La costante crescita di attenzione nei confronti di servizi specifici dedicati all’arte è un trend ormai consolidato: quasi 9 gestori patrimoniali su 10 infatti affermano che i beni artistici e gli oggetti da collezione debbano essere inclusi nell’offerta di servizi proposti al mercato.

Aumenta l’interesse per le opere inedite
Si conferma l’interesse dei collezionisti verso opere inedite, correnti artistiche lontane e carriere di artisti poco riconosciuti dalla critica ma di grande valore nel rispettivo contesto storico-culturale, fenomeno dimostrato dall’aumento dell’11%, nel 2019, delle aste diurne. La visibilità e il marketing della propria arte è una sfida molto ardua per gli artisti sconosciuti. Per questo le piattaforme on line e alcuni meccanismi di intermediazione possono agevolare l’autopromozione e l’accesso ad un pubblico molto più ampio.

Artech: aumentano le aspettative
Per far fronte a queste sfide, oltre agli strumenti finanziari, è la tecnologia ad essere chiamata a offrire soluzioni efficaci e concrete, su temi di Provenienza e tracciabilità, Trasparenza, Autenticità, Informazione e formazione, Valutazione. Dopo la prima generazione di servizi Artech, focalizzati sulla vendita on line, le più recenti iniziative e startup sconfinano sui servizi di logistica, assicurazioni, data analytics, educazione, scoperta di nuovi artisti. Auspicabilmente, il mercato dell’arte si sta aprendo dunque a nuovi modelli abilitati dalle nuove tecnologie tra cui AI, blockchain, IoT, big data, tecnologie immersive.

La digitalizzazione al cuore del new normal
Il processo di digitalizzazione già avviato in alcuni ambiti e regioni tenderà a consolidarsi a livello internazionale anche a causa della pandemia. Gli operatori del settore dovranno pianificare e implementare nuove strategie per mantenere viva la propria offerta, gestire la propria attività e creare nuove esperienze per i propri pubblici. La tecnologia sarà un elemento abilitante fondamentale, ben oltre il meritevole go-live di collezioni prima inaccessibili e orientato a creare nuove modalità d’interazione con il pubblico.

Proprietà frazionata ad alto potenziale
Altro fenomeno interessante è quello evidenziato dall’Hiscox Online Art Trade Report: la proprietà frazionata può rappresentare un canale per il possibile ingresso di nuovi acquirenti nel mercato dell’arte, soprattutto tra i più giovani. Il 51% degli acquirenti under 30 di opere d’arte, infatti, afferma che potrebbe prendere in considerazione la proprietà frazionata di opere d’arte come forma di investimento. Cartolarizzazione e tokenizzazione sono le keyword del futuro: avremo modo di parlarne.

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Arte e realtà aumentata: trend e casi d’uso

Arte e realtà aumentata: trend e casi d’uso

Come rendere il contatto con l’arte, ancora più emozionante, soprattutto in un momento storico in cui il contatto fisico deve sottostare alle regole del distanziamento sociale?

La risposta arriva dalla realtà aumentata, una tecnologia immersiva che ci dà il super potere, inquadrando un oggetto attraverso un telefono o altri dispositivi, di vedere, sentire, vivere contenuti digitali e racconti extra, aumentando, appunto, il nostro coinvolgimento.

Arte e realtà aumentata: trend e casi d’uso


Ecco alcuni dati e fatti.

  • Stando alle previsioni degli analisti, l’uso della realtà aumentata (AR) crescerà del 46.6% tra ora e il 2024.
  • Oltre al telefono, anche altri dispositivi, ad esempio i visori, diventeranno sempre più comodi ed economici.
  • L’AR è una tecnologia -a differenza della realtà virtuale, in questo momento – facilmente accessibile: basta inquadrare un oggetto.
  • Arte e realtà aumentata rappresentano un connubio felice, infine, anche perché amplificano le possibilità creative: vediamo, tra i tanti, alcuni esempi.

Brochure, libri e cataloghi aumentati


In questo scenario, la realtà aumentata può ampliare lo spazio fisico di un prodotto cartaceo – una brochure, un pack fisico, un catalogo – per dargli una nuova dimensione, trasmettendo fiducia, divertimento e un senso di innovazione. Lo abbiamo fatto con le Cartaviglie, un omaggio che La Casa Totiana dedica a Gianni Toti (1924-2007): 6 tavole libere e una app mobile scaricabile su dispositivi android e Ios, per esplodere alcuni indizi poetici entrando in un universo espanso fatto di contributi grafici e video.

Uso della realtà aumentata a supporto di mostre ed eventi
Le potenzialità della realtà aumentata diventano ancora più esplosive se utilizzate per creare esperienze immersive nei luoghi d’arte. Pensiamo all’esperienza del Cleveland Museum: camminare passivamente attraverso le opere d’arte è solo un ricordo: qui i visitatori si immergono nei racconti che i contenuti in realtà aumentata aggiungono alle opere. Inevitabilmente emozione, memorabilità, intrattenimento sono amplificati all’ennesima potenza.

 

Smart building e outdoor augmented reality


Si tratta di un’opportunità immensa, per un paese come l’Italia, una mostra a cielo aperto. Immaginiamo di passeggiare per il centro della città e semplicemente inquadrando un palazzo, poter viverne la storia, ascoltare la voce dell’architetto che lo ha progettato, radiografarne l’interno ancor prima di entrare. Uno strumento di marketing potentissimo per ogni città d’arte. Un caso? L.O.V.E., la famosa scultura di Maurizio Cattelan, a cui è stato sovrapposto un racconto multimediale per arricchire l’esperienza di chi la osserva.

Arte e realtà aumentata: una lunga serie di benefici

  1. Permette ai visitatori di visualizzare ricostruzioni di oggetti antichi altrimenti difficili da immaginare, personaggi storici riportati in vita, storie e approfondimenti sull’opera direttamente di fronte ad essa.
  2. Consente alle strutture (musei, gallerie, esposizioni) di liberarsi delle tradizionali didascalie e di proporre approfondimenti attraverso una customer experience più coinvolgente e divertente.
  3. Ha la capacità di coinvolgere e avvicinare all’arte anche giovani generazioni, naturalmente abituate ai linguaggi digitali e del gaming.
  4. Modernizza i concetti di libro, catalogo, guida, manuale, aumentandone il valore percepito e dando agli editori ulteriori opportunità di business.
  5. Innova il vissuto dei turisti, che visitando una città, un percorso, un sito, possono immergersi nella storia e nelle suggestioni di quanto stanno osservando.
  6. Abbatte alcune barriere legate al contatto con l’arte, sia rendendo l’esperienza più facile ed emozionante, sia supportando alcune disabilità.

Innovare l’esperienza dell’arte
In conclusione: gli esempi virtuosi in cui la realtà aumentata ha migliorato l’esperienza di un’opera o un progetto d’arte sono numerosi, in Italia e all’estero.

Per citarne alcuni, la Bone App che riporta in vita i dinosauri esposti nel museo di Washington, il progetto Reblink che a Toronto costruisce mondi futuristici intorno ad opere antiche e Art for the Blind, una iniziativa didattica dedicata a visitatori non vedenti dell’Ara Pacis di Roma, basata su repliche audio tattili. Le tecnologie sono ormai mature. Davvero siamo entrati in una nuova era del marketing artistico, la cui sfida consiste nel costruire progetti di comunicazione in cui la tecnologia sia a servizio di customer journey più ricchi, di una migliore user experience e di un rafforzamento del brand.

 

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Video spot

MOVIMENTO PER LA VITA

VIDEO SPOT PER CONVEGNO NAZIONALE

Una tempesta terribile si abbatté sul mare. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d’acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.

Cliente

Movimento per la Vita

Anno

2018

Il committente

Il Movimento per la Vita (MpV) è una associazione di promozione sociale

Qual era l’esigenza

Realizzare un video promozionale per il Congresso annuale degli associati

La nostra risposta

Realizzare un video promozionale per il Congresso annuale degli associati

Cosa abbiamo fatto

Dopo una fase di ricerca ci siamo imbattuti in un’antica leggenda che rispecchiava perfettamente lo spirito e l’argomento dell’evento. Abbiamo così pensato di sceneggiarla e metterla in scena. Ci siamo occupati dunque di ogni fase della realizzazione, dal casting per gli attori fino alla post-produzione. Questo è il risultato.

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Realtà aumentata per mostre d’arte

alvise ranieri tenti

realtà aumentata per mostre d'arte

“Heroes”, donne e uomini che hanno cambiato il mondo. 20 ritratti dipinti su sacchi di juta e “aumentati” da contenuti multimediali.

Cliente

Alvise Ranieri Tenti

Anno

2019

Il committente

“Heroes”, donne e uomini che hanno cambiato il mondo. 20 ritratti dipinti su sacchi di juta e “aumentati” da contenuti multimediali.

Qual era l’esigenza

Creare un’esperienza immersiva e diversa per i visitatori della mostra

La nostra risposta

L’implementazione di contenuti in realtà aumentata alle opere

Cosa abbiamo fatto

In collaborazione con Alvise abbiamo pensato e realizzato dei video che aggiungessero informazioni o suggestioni riguardo le opere. Abbiamo poi permesso che questi fossero accessibili – grazie alla realtà aumentata – semplicemente inquadrando con lo smartphone i singoli quadri. Il contenuto virtuale, associato all’opera, si sovrapponeva al quadro interagendo con lui e – ovviamente seguendolo – negli spostamenti. L’effetto wow che Alvise ci aveva chiesto è stato ottenuto.

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Progetto editoriale in realtà aumentata

safarà editore

progetto editoriale in realtà aumentata

Da un lato i colori cangianti delle illustrazioni di sette giovani artisti. Dall’altro, in caratteri tipografici, il nome di un animale e un sostantivo che contrassegna il rapporto dell’uomo, tutt’altro che etico, con quell’animale. Dalla A di astice/acqua alla Z di zebra/zoo

Le “Cartaviglie degli animali” mettono in luce l’ABC delle potenzialità della realtà aumentata rispetto all’editoria.

Cliente

Safarà Editore

Anno

2020

Il committente

È una casa editrice indipendente dedicata alla pubblicazione di opere di narrativa e saggistica

Qual era l’esigenza

Dare vita a una collana che integrasse gli strumenti dell’editoria “tradizionale” con la tecnologia

La nostra risposta

L’implementazione di contenuti in realtà aumentata all’interno delle pubblicazioni

Cosa abbiamo fatto

Abbiamo pensato di riprendere in mano un volume che Safarà aveva pubblicato nel 2016: “Abbecedario degli animali” (un volume curato dal ricercatore Alessandro Fiori in collaborazione con l’associazione Essere Animali) e l’abbiamo completamente ridisegnato. La differenza, oltre al formato e al titolo, è stata nell’applicazione della realtà aumentata per la fruizione dei contenuti. Ora infatti il lettore deve scaricare la app Wikitude sul proprio smartphone, digitare il nome Cartaviglie nel motore di ricerca e puntare il dispositivo sulle singole tessere. Le illustrazioni improvvisamente si animano e dalle singole lettere si accede a dati, fonti autorevoli e verificate, ricerche internazionali e articoli sul mondo animale. L’arte, la scienza e la tecnologia si mettono in dialogo in questa pubblicazione che inaugura la collana omonima “Cartaviglie”, nome che fa l’occhiolino a Gianni Toti, il poetronico inventore di questa crasi tra “carta” e “meraviglie”, mirabile sintesi dell’integrazione tra supporto fisico e digitale che avviene con la realtà aumentata.

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Gestione fondi

gianni toti e marinka dallos

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Gianni Toti era un visionario. Uno che gli occhiali per la realtà aumentata se li era disegnati addosso in tempi non sospetti. Marinka Dallos una pittrice naïf, “seppure la definizione abbia numerosi significati”.

La loro produzione conta innumerevoli opere che oggi, in gran parte, sono conservate a Roma presso la sede dell’Associazione La Casa Totiana.

Cliente

Committente privato – Associazione La Casa Totiana

Anno

2017/2020

Il committente

Associazione culturale privata nata nel 2009 per conservare e promuovere i fondi artistici di Gianni Toti e Marinka Dallos Toti

Qual era l’esigenza

Rendere accessibili i fondi e creare, da questi, assets produttivi

La nostra risposta

Coniugare i beni fisici con una dimensione fortemente tecnologica

Cosa abbiamo fatto

Abbiamo digitalizzato gli archivi di Gianni Toti e della pittrice Marinka Dallaos caricando tutte le loro opere all’interno del nostro Art Business Village e rendendole così accessibili, gratuitamente, a chiunque. Contestualmente abbiamo completamente ridisegnato la presenza web dell’Associazione per consentirle un’integrazione più agevole con la nuova infrastruttura.

Successivamente abbiamo curato eventi su tutto il territorio nazionale, come la mostra presso l’Accademia d’Ungheria in Roma o l’evento celebrativo per quello che sarebbe stato il 95° compleanno di Gianni Toti al MACRO.

Abbiamo poi investito – in ottica win-win – sullo sviluppo di prodotti commerciali, come ad esempio “Le Cartaviglie”: un volume (distribuito in tutte le librerie con Rubbettino Editore, al prezzo di copertina di 14€) composto da 6 cartoline e una app mobile per esplodere gli indizi poetici attraverso la realtà aumentata.
Abbiamo inoltre pubblicato, in lingua italiana e ungherese, il primo catalogo digitale di Marinka Dallos, curato dalla storica dell’arte Mirjam Dènes, e contribuito alla realizzazione di tre raccolte di poesia realizzate dalla Presidente dell’Associazione.

Il tutto, continuando a promuovere le opere tramite i nostri canali e a gestirne in esclusiva le richieste.

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