Chiunque potrebbe diventare proprietario della Gioconda?

Chiunque potrebbe diventare proprietario della Gioconda? La risposta è ‘Sì’.

Per comprendere questa affermazione diventa necessario fare un passo indietro ed introdurre due concetti fondamentali per la comprensione di questo articolo e di quelli che seguiranno sul tema delle criptovalute: la  blockchain e i token.

La blockchain può essere vista come una struttura di dati organizzata in blocchi concatenati di transazioni. In modo più semplice, può essere considerata come un registro digitale di tutte le transazioni eseguite e condivise tra i partecipanti, con delle dinamiche in grado di garantire la certezza e la verificabilità di ogni singola transazione avvenuta. Ad esempio, chiunque voglia reperire un’informazione affidabile relativa ad una transazione avvenuta tra i partecipanti possa accedere a questo registro digitale, così da verificare le caratteristiche dell’informazione stessa.

Un concetto strettamente legato alla blockchain è quello di ‘token’. I token sono rappresentazioni digitali di qualsiasi bene, permettendo di rappresentare e trasferire non solo il valore di un determinato sottostante, bensì anche i diritti relativi ad esso. Ad esempio, possiamo immaginare che un token rappresentativo del 10% di una collezione di opere d’arte non ne rappresenti solo il 10% del suo valore economico, bensì anche la possibilità di prendere parte alle decisioni relative alla collezione stessa. 

Nonostante il concetto di ‘token’ esistesse ben prima della nascita della tecnologia blockchain – basti pensare al ‘token’ come oggetto in grado di rappresentare una qualsiasi forma di valore economico, ad esempio le fiche del casinò – diventa ora interessante analizzarlo congiuntamente alle dinamiche proprie di questa tecnologia. 

I token possono essere emessi mediante l’utilizzo di ‘smart contract’, che possono essere paragonati a dei programmi eseguiti su una blockchain; questi ‘programmi’ fungono da accordo digitale, permettendo a due parti di assumere impegni attraverso la blockchain. 

Nell’esempio della collezione d’arte, si può immaginare che il token rappresentativo del 10% della collezione sia stato emesso a fronte del versamento di 15.000€ dal ricevente del token a favore del soggetto offerente il 10% della collezione stessa.

Il processo appena descritto, in cui il valore e i diritti sottesi ad un bene reale vengono incorporati e rappresentati da un token digitale, prende il nome di tokenizzazione.

Potenzialmente, è possibile tokenizzare qualsiasi bene (materiale o immateriale, pubblico o privato, esistente o ancora da realizzare) rendendolo acquistabile – anche se solo in parte – da chiunque.

Pensiamo ad esempio al “Meules” di Monet, venduto nel maggio del 2019 all’asta di Sotheby’s per oltre 100 milioni di euro; in questo caso, se l’opera fosse stata interamente tokenizzata e fossero stati emessi 100 milioni di token del valore di un euro l’uno, ognuno di noi avrebbe potuto acquistare un ‘pezzo’ di Monet al costo di un caffè. Poiché i token incorporano anche i diritti sottesi al bene tokenizzato, è possibile immaginare che i proprietari dei singoli token avrebbero ricevuto anche parte dei guadagni derivanti dall’esposizione dell’opera stessa, essendone di fatto i proprietari.

Inoltre, è fondamentale considerare la semplicità con cui i token possono circolare. Potendoli trasferire dal portafoglio digitale (‘wallet’) di una persona a quello di un’altra, oppure. O scambiandoli all’interno di appositi mercati chiamati exchange decentralizzati (‘decentralized exchange’ o ‘DEX’). La circolazione di questi token mediante la tecnologia blockchain consente di evitare quasi totalmente le dinamiche di contraffazione o di truffa, mettendo a disposizione un registro digitale non manipolabile in grado di garantire la certezza e la verificabilità di ogni singola informazione e transazione avvenuta.

Pertanto, oltre a fornire vantaggi in termini di trasparenza, certezza e verificabilità del dato – di fondamentale importanza nel mercato dell’arte al fine di garantire anche la provenienza delle opere d’arte, vista l’elevata percentuale di opere false – la tecnologia blockchain fornisce anche la possibilità di possedere opere d’arte tra le più famose al mondo, beneficiare dei potenziali guadagni derivanti da esse e poter liquidare l’investimento in qualsiasi momento.

In quest’ottica, oltre ai vantaggi tipicamente attribuiti alla tecnologia blockchain in termini di sicurezza ed affidabilità, diventa necessario aggiungere l’opportunità di fornire un alter ego digitale al valore ed ai diritti dei beni reali. In questo modo, la tokenizzazione ci permette potenzialmente di diventare proprietari di almeno una parte di qualsiasi bene reale immaginabile.

Così, diventa molto semplice comprendere come ognuno di noi possa diventare proprietario della Gioconda.



Riassunto per la Home:

Si può acquistare la Gioconda? Domanda superflua, dal momento che nessuno potrebbe permettersela. Eppure, l’impiego della tecnologia blockchain sembrerebbe suggerire il contrario.

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